Hanno ammazzato Lillo Zucchetto

L’anno scorso avevo pubblicato sul mio blog un racconto su Lillo Zucchetto. Avevo iniziato a raccontare di quando da piccolo giocavo nella piazzetta Zucchetto di Sutera, per poi parlare del nostro Lillo Zucchetto: il nostro eroe poliziotto ucciso dalla mafia il 14 novembre del 1982.

Quel racconto è stato letto da tante persone ed è diventato virale, l’ho ritrovato in diversi gruppi Facebook in cui si commemoravano le vittime della mafia. Tra i vari commenti mi ha colpito quello di Eugenio Franco Palumbo, un poliziotto. Non un poliziotto qualsiasi, era il collega di Lillo nonché l’ultima persona amica che Lillo salutò prima che andasse in contro a quella terribile morte.

Volevo saperne di più, così ho deciso di intervistarlo. Un’intervista avvenuta tramite domande e risposte che ci siamo scambiati per giorni su Facebook. Un’intervista che ho tenuto per quasi un anno conservata, e che oggi, esattamente 36 anni dopo la morte di Lillo, voglio condividere con voi. Riporterò la conversazione così come è avvenuta.

Buonasera Eugenio! Come sta?! non mi sono dimenticato di lei, anzi! Non saprei nemmeno come iniziare a farle qualche domanda! Ma inizio…quando lei ha tempo mi risponde e poi io le farò la successiva domanda…



Direi di iniziare da una città: Palermo, cosa l’ha portata a Palermo e quanto tempo fa? Cosa faceva in quella città?

A Palermo sono arrivato nel marzo 1980, trasferito dalla scuola di Polizia giudiziaria (POL.G.A.I) di Brescia al termine del corso di specializzazione, insieme ad altri 15 giovani Guardie di Pubblica Sicurezza, come allora era denominata la Polizia, di cui alcuni assegnati alla D. I. G. O. S. e io insieme ad altri assegnati alla Squadra Mobile. Quel giorno, non ricordo precisamente quale, mi fecero alloggiare nelle mansarde della palazzina dove era la sede della Squadra Mobile e l’indomani, dopo la presentazione al Questore e al capo della mobile, che credo fosse il Dottore Bruno Contrada, fui assegnato alla sezione Antimafia, il cui Dirigente era il Dottore Giuseppe Crimi, il quale dopo avermi presentato tutti i componenti mi disse che da quel momento io avrei lavorato con il collega Zucchetto Calogero. Così iniziò la mia conoscenza con Lillo.

Prima di parlare di Lillo. Due mesi prima del suo arrivo a Palermo era stato assassinato Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia. A maggio il Capitano dei Carabinieri Andrea Basile, ad agosto il Procuratore Capo Gaetano Costa e l’imprenditore Carmelo Iannì. Che atmosfera ha trovato nella Palermo del suo arrivo?

Durante il mio viaggio verso Palermo, io che venivo dal continente Italia in direzione Sicilia, (così era la segnaletica stradale di allora: in Calabria con indicazione per la SICILIA, mentre a Messina l’indicazione ITALIA), pensavo come potesse essere la Sicilia e poi Palermo, immaginavo il tutto come nei film di Pietro Germi, paesaggi con orizzonti di piante di fichi d’india, donne con il capo coperto da fazzoletti neri e uomini che andavano in giro con la lupara in spalla. Quando giunsi a Palermo mi resi conto che era una città come tante altre del sud Italia, anzi abbastanza emancipata, però l’atmosfera che si respirava tra la gente era di forte tensione: venivano perpetrate rapine e scippi da cani sciolti e spaccio di stupefacenti.

Si registrava una recrudescenza di omicidi poiché era già iniziata la guerra di mafia con l’eliminazione sia tra picciotti delle varie famiglie sia di quelli che sgarravano o di coloro che andavano a fare rapine dove non dovevano con conseguenti incaprettamenti e quant’altro. Quello era il periodo in cui i Corleonesi si stavano insediando a Palermo ed era anche quello dell’inizio dell’eliminazione di alcuni dei reggenti come Stefano Bontate, di Don Tano Badalamenti, Riccobono, ecc. ecc., mentre i fratelli Greco dei Ciaculli si erano alleati coi corleonesi. Era il periodo delle famose raffinerie di eroina con il famoso Gerlando Alberti. Perciò Palermo era in un clima di effervescenza.

Tu e Lillo concretamente cosa facevate? Quale era il compito di chi faceva parte della Mobile?

La mobile era formata da diverse sezioni, io e Lillo appartenevamo alla 7^ sezione antimafia. Ci siamo conosciuti nel momento in cui ho iniziato a far parte di quella sezione e da allora abbiamo iniziato a lavorare insieme e nonostante vi erano altri che ne facevano parte io e lui abbiamo legato subito. Il nostro compito era quello di assumere notizie, principalmente di attività e personaggi che avevano legami con la mafia.

Lillo era stato incaricato dal nostro dirigente di allora per farmi da guida e per farmi conoscere le famiglie mafiose e i loro affiliati, uscendo in giro per la città, sempre in abiti borghesi, frequentando discoteche e locali vari, facendomi conoscere e indicandomi soggetti particolari che un giorno potevano servire alla nostra causa. Io ero uno dei poliziotti più giovani della Squadra Mobile e oltretutto nuovo e sconosciuto, mentre Lillo era un ottimo conoscitore di Palermo e di molti giovani mafiosi tra i quali diversi erano stati suoi amici da ragazzi e compagni di scuola con cui aveva mantenuto buoni rapporti di cordialità!

C’è un episodio, una persona o una situazione legata alla mafia che le è rimasto maggiormente impresso e che le va di raccontare?

Ad esempio io e Lillo dopo il normale servizio di routine, andavamo spesso in giro per discoteche, premetto che allora aprivano in due orari: alle 22.00 fino alle 24,00 e dopo quest’ultima ora diventavano night club, pertanto andavamo in giro per questi night e lì Lillo mi indicava i mafiosi e rampolli di mafia. Una sera mi presentò alcuni giovani, che in un primo momento sembravano dei ragazzi normali, ma appena usciti dal locale mi disse che uno era Giovannello Greco e l’altro era Mario Prestifilippo e che erano il primo il nipote dei fratelli Greco (detti U Papa e U Senatore), mentre di Prestifilippo mi disse che era uno che aveva partecipato alla rapina dove fu ammazzato il metronotte Sgroi! Questo e altri personaggi li incontravamo spesso in giro per locali notturni!

Pietro… vorrei dirti che tutto quello che dico è ciò che ricordo a memoria…null’altro… Pertanto potrebbe esserci qualche dimenticanza, omissione o confusione di qualche nome! Tieni conto che sono passati 40 anni 🤔🙄….



Parliamo di Mario Prestifilippo e di Pino Greco detto Scarpuzzedda, sono loro due i killer che hanno sparato a Lillo Zucchetto quel 14 novembre del 1982. Che ricordi hai di quel giorno?

Di quel giorno ricordo che avevamo passato una bella giornata insieme alle nostre ragazze e noi in prima serata, dopo averle accompagnate a casa avevamo deciso di andare in discoteca, non ricordo se si chiamasse Shazam o Any Way, comunque era situata in una strada parallela al viale della Libertà proseguendo da via Notarbartolo dove era il bar Collica e dove ci eravamo separati, con l’accordo che mi avrebbe raggiunto da lì a poco nella suddetta discoteca dopo che avrebbe mangiato un panino. Lui rimase lì con la sua auto, una Renault 5 che aveva acquistato nuova da circa un mese, e io con la mia Fiat 127 mi allontanai e raggiunta la discoteca rimasi ad aspettarlo sull’ingresso e mi misi a parlare con un ex vigile urbano, non ricordo il suo nome…ricordo solo il nome del proprietario della discoteca, un certo Santino che faceva una specie di selezionatore all’ingresso.

Dopo circa 15/20 minuti nel mentre discorrevamo del più e del meno sentimmo le sirene delle volanti della polizia che percorrevano a forte velocità il viale della Libertà e poi si fermarono nei pressi. L’ex vigile urbano mi chiese di andare a vedere cosa fosse successo e ci dirigemmo a piedi in quella direzione e giunti sull’incrocio del viale della libertà con via Notarbartolo incrociammo un’altra volante con personale che io conoscevo e gli chiesi cosa fosse successo. Il collega della volante con fare sommesso mi rispose testualmente “hanno ammazzato Lillo” e io gli chiesi nuovamente “Lillo chi?”, poiché non avevo realizzato quale Lillo fosse e non pensavo minimamente al mio amico.

Il collega mi rispose nuovamente “Lillo Zucchetto” e in quel momento mi cadde il mondo addosso. Ricordo che mi misi a correre a piedi in direzione del Bar Collica e lì vidi un nugolo di persone tra cui era già giunto il nostro personale e il Dirigente Dott. Pellegrino. Mi avvicinai e vidi Lillo a terra in ginocchio vicino la sua macchina con le chiavi già inserite nella portiera, sicuramente si stava accingendo a raggiungermi.  Nella circostanza mi misi ad urlare chiamandoli “bastardi maledetti … vi vorrei avere adesso per un attimo nelle mie mani”, ma mi resi anche conto che non si sarebbero mai palesati! Ho sempre avuto il dubbio che Lillo in quella circostanza mi avesse fatto allontanare apposta con la scusa del panino, perché aveva un appuntamento con qualcuno che non voleva sputtanare, il suo informatore e credo che in quell’occasione chiunque fosse lo abbia tradito!

Lillo a fine ottobre, in uno dei suoi tanti giri tra gli agrumeti di Ciaculli, aveva scoperto dove si trovava il boss di Villabate Salvatore Montalto, latitante. Qualche giorno dopo ritornò con Ninni Cassarà e si dice che siano stati riconosciuti da Prestifilippo e Scarpuzzedda. Il 7 novembre il boss viene arrestato. Il 14 Lillo muore ammazzato con 5 colpi di pistola sparati proprio da Prestifilippo che era su una moto assieme a Scarpuzzedda. La morte di Lillo c’entra con questi episodi?

Così si disse e si dice! Che Lillo fosse andato ai Ciaculli con il Dottore Cassara’ con la vespa era vero!

Pippo Giordano, un collega di Lillo, spiega che la complessa indagine che portò all’arresto del boss di Villabate in realtà sia partita da lui e che i mafiosi dovevano uccidere lui ma uccisero Lillo perché nel riconoscerlo pensarono che fu lui l’artefice di tutto. Aggiunge che “Cosa Nostra, dopo l’agguato, fece girare la voce che fu eliminato per una storia di donne”. Sa se è stato così?

Conosco Pippo Giordano ma non ho mai avuto occasione di lavorare con lui in qualche indagine se non in occasione di qualche perquisizione programmata. É vero che inizialmente si parlò di fatti di donne e che Lillo aveva avuto a che fare con qualche donna proibita! Io Pippo Giordano lo ricordavo quale Brigadiere addetto alla 2^ sezione furti e rapine!

Tieni conto che dopo un anno dal mio arrivo la Sezione antimafia fu smantellata e io e Lillo fummo trasferiti alla Sezione investigativa alle dipendenze del dottore Incalza Guglielmo, che mi pregio di incontrare ancora e di essere rimasto sempre mio amico.

Inoltre dopo l’omicidio di Lillo cambiai ufficio poiché avevo bisogno di staccare per un po’ la spina!

Parliamo ancora un attimo di Lillo. Lei e Lillo, all’inizio delle vostre carriere, eravate gli unici a far parte della prima rudimentale scorta del giudice Falcone. Che ricordi ha di Falcone?



Inizialmente io e Lillo eravamo quelli designati dal nostro Dirigente a collaborare con il Giudice Falcone sia nelle indagini portate avanti dalla Squadra Mobile, sia per la Tutela del Giudice. Perciò io e Lillo ogni mattina andavamo a prendere il Dottore Falcone presso la sua abitazione e ogni qualvolta decideva se venire con noi, a bordo della nostra auto di servizio, con colori civili, oppure prendere la sua auto, un’Alfa Sud, e nell’occasione lo scortavamo fino al tribunale. Tutto questo per qualche mese, fino a che decisero di istituire il nucleo scorte, dove poi fu trasferito il mio compaesano Montinaro e tutti gli altri che morirono con lui. Quando uccisero il Giudice Falcone e la sua scorta io ero già stato trasferito a Brindisi da quasi 2 anni a seguito dello smantellamento della Squadra Mobile dopo l’uccisione del Dottore Montana e del caso Marino!

Il ricordo che ho del Dottore Falcone è di una persona pacata: parlava sempre con voce bassa e tranquilla e aveva sempre il viso sorridente e un fare affabile con noi, riconoscendo sempre la nostra responsabilità che avevamo circa la sua incolumità e il senso di sacrificio per la causa della giustizia! L’altro ricordo bellissimo che ho del Giudice Falcone fu quando mia madre venne a Palermo in occasione del mio fidanzamento con quella che diventò mia moglie e successivamente ex: mia madre venne a trovarmi in tribunale e in quella circostanza ebbi il piacere di presentargli il Giudice con cui lavoravo e che lui salutò con un baciamano.

Prima abbiamo menzionato Stefano Bontate, il principe di Cosa Nostra, e ha detto che lo ha visto morto ammazzato a colpi di kalashnikov. Ricorda qualche particolare in più? Cosa ha provato nel vedere disteso a terra uno dei maggiori capi e personaggi più ricchi di Cosa Nostra? Ha avuto modo di assistere ad altri ritrovamenti di cadavere?

Quando andai sul posto dell’omicidio di Bontate, accompagnai il Dottore Cassarà, ricordo che si disse che era il primo dei mafiosi con la macchina blindata e nonostante tutte le precauzioni erano riusciti a farlo fuori ugualmente, sicuramente con la complicità di qualcuno di cui lui si fidava e per cui aveva aperto le portiere dell’auto, il corpo era stato crivellato dai proiettili.

Ho assistito a tanti ritrovamenti di cadaveri da omicidi, come ad esempio il ritrovamento di due ragazzi incaprettati all’interno del bagagliaio di una Fiat 127, parcheggiata nella piazza vicino alla Stazione centrale ecc.

Qualche giorno fa è morto Totò Riina. Che ha pensato?

Finalmente è morto un altro essere immondo. Dio saprà cosa fare!

Lei ha mai avuto paura di morire ammazzato?

Sempre, chi non ha paura è solo un incosciente!

Eugenio ti ringrazio davvero tanto! Mi hai raccontato una marea di cose bellissime!

Grazie a te Pietro e ai ragazzi come te che porteranno avanti la memoria per non far dimenticare mai il male e il marciume che c’è nella nostra piccola e bella Italia. Sono contento di averti conosciuto e della tua amicizia.

Per me è un onore! Ti ringrazio! La memoria è preziosa! Va conosciuta, indagata ed è da tramandare!!! Non vedo l’ora di sistemare tutto e pubblicare il pezzo!

In foto Lillo Zucchetto ed Eugenio Franco Palumbo

Se volete leggere il precedente racconto, Lillo Zucchetto: da Sutera agli agrumeti di Ciaculli

Pietro Alongi

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