Lillo Zucchetto: da Sutera agli agrumeti di Ciaculli

A Sutera, il nostro paesino in provincia di Caltanissetta, nel cuore dell’entroterra siciliano, nel centro storico abbiamo due piazze: la Piazza e la Piazzetta. “La piazza” è Piazza Sant’Agata, mentre “La piazzetta” è Piazza Zucchetto, intitolata a Lillo Zucchetto.




La consuetudine suterese ha adibito “La piazzetta” a luogo di gioco dei bambini: è qui che corrono liberamente, protetti proprio dalla piazzetta che è rialzata rispetto alla strada. I genitori li controllano dagli spalti rappresentati da tre tipologie di panchine: quelle in legno dalla parte del bar di Calogera, quelle con i mosaici blu e azzurrino scolorito in cui per sedersi si possono sfruttare anche i divisori di cemento e quelle Bordeaux, protette dagli alberelli, verso la discesa per il mercato. Su tutte, la curiosità mi è sempre rimasta su quella panchina senza spalliera, mi chiedo tutt’ora come mai manca…

Piazza Zucchetto. La toponomastica non è mai a caso.

“Un due tre…stella…!” e, nell’attesa che qualcuno lo toccasse urlando “Stellone!”, ritornavo ad appoggiarmi a quel monumento fresco, non perfettamente liscio, poroso in cui c’era scritto “A Calogero Zucchetto”.

Da bambino, mai avrei potuto sapere perché era lì, ed anzi, con la mia sana ignoranza, credevo che il busto che fuoriusciva da quel blocco di marmo fosse quello vero di Calogero Zucchetto: avevo quasi paura.

Crescendo, i miei genitori mi dissero che Lillo Zucchetto era un bravo ragazzo di Sutera, un poliziotto ucciso dai mafiosi a Palermo.



Lillo Zucchetto era uno degli uomini di fiducia di Ninni Cassarà, Vice questore aggiunto e vice capo della squadra mobile di Palermo. Era un poliziotto della prima linea, da strada, di quelli veri che provano passione per il loro lavoro: di tasca sua si pagava la benzina e col suo Vespone andava a scovare e spiare i soldati ed i boss di Cosa Nostra in quei luoghi per loro sicuri.

E’ il 14 novembre del 1982, una domenica. Lillo dopo essere andato allo stadio si dirige nell’elegante Via Notarbartolo, al bar Collica, per mangiare un panino e bere una birra. Sono le 21.30, Lillo esce dal bar e due killer in motocicletta gli sparano cinque colpi di pistola calibro 38 alla testa e poi fuggono.

Lillo dopo qualche mese si sarebbe dovuto sposare: muore all’età di 27 anni. Testimonierà una signora straniera che si trovava a passare di lì.

Su quella motocicletta c’erano Mario Prestifilippo e Giuseppe Greco: due esponenti di rilievo della famiglia mafiosa di Ciaculli, frazione del comune di Palermo, “famosa” per la spietata bravura nell’uccidere. Giuseppe Greco, detto “Scarpuzzadda” su proposta di Totò Riina venne nominato capomandamento di Ciaculli: a lui sono attribuiti 58 omicidi tra cui quelli del magistrato Rocco Chinnici, del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, dell’Onorevole Pio La Torre e del boss mafioso Stefano Bontade.

Sarà lo stesso Riina a farlo uccidere dalla “lupara bianca”. Ad uccidere Lillo fu Mario Prestifilippo detto “Mariuzzu”, il killer più spietato di Cosa Nostra, sospettato di aver ucciso anche Piersanti Mattarella. Mariuzzu fu ucciso 5 anni dopo con un’ottantina di colpi di proiettile. Completamente sfigurato, lo riconosceranno dalle impronte digitali.

Lillo era sì un agente semplice ma stava svolgendo una delicatissima indagine sul “rapporto dei 162” che tanto piaceva a Cassarà ed al Generale Dalla Chiesa in cui si aveva lo scopo di costruire una nuova mappa del potere mafioso a Palermo.

I giudici, durante il maxi processo di Cosa Nostra, diranno: “Zucchetto con il suo carattere aperto e gioviale era stato in grado di stabilire rapporti confidenziali con gestori di locali pubblici, proprietari di negozi, prostitute, e con gli stessi pregiudicati, e ciò, nella risoluzione di varie indagini, si era rivelato di grande aiuto”.

Lillo era nato a Sutera il 3 febbraio del 1955, con la famiglia si trasferisce a Palermo. A 19 anni inizia il suo apprendistato in Polizia entrando a far parte della prima rudimentale scorta del giudice Falcone per poi entrare nella Mobile. La sua gran voglia di lavorare, accompagnata da esuberanza ed intelligenza, lo ha portato a conoscere tutti quegli ambienti palermitani che sanno di umanità ed in cui spesso si incontra la mafia.

Con il Vespone girava per gli agrumeti di Ciaculli stando ben attento a spiare i movimenti degli uomini di Michele Greco, boss soprannominato “Il papa”, per la sua abilità a mediare tra le varie famiglie mafiose.

Magari qualcuno se lo ricorda nelle riprese del maxi processo, è quello che da dietro le sbarre, con giacca marroncina e cravatta blu, al giudice ed ai giurati, prima di ritirarsi in camera di consiglio, gli dice: “Io desidero far un augurio. Io vi auguro la pace signor presidente. A tutti voi io auguro la pace, perché la pace è la tranquillità e la serenità dello spirito e della coscienza, che per il compito che vi aspetta la serenità è la base fondamentale per giudicare, non sono parole mie ma parole di Nostro Signore che raccomandò a Mosè. E vi auguro che questa pace vi accompagnerà per il resto della vostra vita, oltre che in questa occasione”.



Nell’ottobre del 1982 arriva una soffiata alla mobile in cui qualcuno giurava di aver visto nei pressi di Villabate, il boss Salvatore Montalto, latitante da tempo. Lillo inizia gli appostamenti su un’auto senza radio per non dare nell’occhio. Dopo una decina di giorni, esattamente la mattina del 28 ottobre, incontra tre uomini che parlavano tra loro.  Uno è il boss Salvatore Montalto mentre gli altri due sono gli spietati killer Scarpuzzedda e Mariuzzu. Corre verso la cabina telefonica più vicina, nulla da fare, i tre si erano dileguati. Così, il 31 ottobre, Lillo ed altri poliziotti si nascondono tra gli alberi di limoni, poco distanti dalla villa del boss: notano che alla stessa ora arrivano una decina di uomini per un summit.

E’ l’1 novembre, Lillo ritorna tra quei terreni assieme a Ninni Cassarà. Questa volta però, hanno la sensazione di essere stati notati. Il 7 novembre la villa è accerchiata ed il boss viene arrestato.

Lillo, anni fa, i Prestifilippo li aveva conosciuti e frequentati. Ora, per lavoro e per servire lo stato, ai loro occhi, li aveva come traditi. Quella domenica di novembre Lillo verso le 20.30 accompagna a casa la fidanzata Anna Maria Ferla, percorrendo un insolito tragitto. Poi i 5 colpi di pistola sferrati proprio da Mario Prestifilippo: Lillo muore.

Il 28 luglio del 1985 viene ucciso Beppe Montana, commissario della squadra mobile di Palermo e amico di Lillo. Fu l’ideatore ed il principale animatore del comitato in memoria di Calogero Zucchetto. Il 6 agosto dello stesso anno verrà ucciso Ninni Cassarà, spirando tra le braccia della moglie.

«Mentre conduceva una delicata operazione investigativa al fine della ricerca e della cattura di pericolosi latitanti, nel quadro della lotta alla criminalità organizzata, in un vile e proditorio agguato tesogli da ignoti criminali, veniva fatto segno a numerosi colpi mortali di arma da fuoco immolando, così, la giovane vita ai più alti ideali al servizio delle Istituzioni”. E’ con queste parole Lillo fu insignito della Medaglia d’oro al valor civile.

L’associazione ASD Soter, in collaborazione con il comune di Sutera, a partire dal 2012 indice il premio di Poesia “Lillo Zucchetto”. Nel 2016 gli viene intitolato l’Auditurium delle scuole superiori di Mussomeli, alla presenza della sorella Santina e del regista Pif.

Sempre nel 2016 la band locale The Bleach lancia il videoclip musicale “Lillo Zucchetto” e voglio chiudere questo mio ricordo proprio col loro ritornello:

“Grideremo a gran voce il tuo nome. La tua morte ci ha lasciato un testimone, un ideale da inseguire per non dimenticare. Tanta stima, meritato affetto, per sempre te: LILLO ZUCCHETTO!!!”.

Ciao Lillo, per non dimenticarti e ricordarti che non sei dimenticato.

Se vuoi leggere un altro articolo: Marina Ripa di Meana e le sue tante vite

Pietro Alongi




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