L’infanzia di Gesù

L’incontro sulla infanzia di Gesù apre a molte riflessioni. Quanto è bello rivedere un amico che non si è più visto per mesi o per anni? E quanto è bello scoprire che quella distanza temporale si annulla alle prime parole scambiate. Questo accade perché si ha qualcosa da dire e da raccontarsi.




I testi sacri sono come questi amici. Puoi non leggerli per mesi o per anni, ma appena li riprendi in mano scopri che hanno sempre qualcosa da dirti, da trasmetterti, da comunicarti.

Ieri, presso l’oratorio di Mirabello, si è tenuto un incontro biblico con Don Gianluigi Corti sui vangeli dell’infanzia di Matteo e Luca in preparazione all’Avvento e al Natale.

Mi ha colpito questa domanda, cuore della serata: “Una vita che finisce così può essere cominciata in un modo normale?”. Non voglio suscitare suspense, ma la risposta è stata un secco e deciso “no”. Questo perché l’origine di Gesù non è comune: non è stato concepito mediante concorso di uomini ma da una donna che è e rimane vergine. Non solo la resurrezione è eccezionale ma anche l’inizio lo è: colui che nasce a Betlemme è di origine divina.



La lettura è quella sull’infanzia di Gesù di Matteo 1, 18-25. Il passo del Vangelo è scritto in corsivo, seguono le annotazioni.

“18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.

Partiamo da un dato: Maria non è una ragazza madre ed il matrimonio con Giuseppe non è una copertura. Si legge infatti: “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe” e poi “Giuseppe suo sposo”. Se ci fate caso la parola “sposo/a” è stata ripetuta due volte, non è un caso. Giuseppe aveva già firmato la “ketubah” che è l’accordo nuziale ebraico. Viene considerato come parte integrante del matrimonio ebraico ed illustra i diritti e le responsabilità dello sposo verso la sposa. La si può considerare come una prima tutela per la donna. Maria è legalmente la sposa di Giuseppe e i due hanno obbligo di fedeltà pur non coabitando e non vivendo l’intimità.

Giuseppe era giusto: è “Tzaddik”, ossia giusto, retto, bello diritto. Si è giusti quando si ha una persona a cui aderire, in questo caso Dio. Giuseppe vuole totalmente bene a Maria ed è per questo che non voleva ripudiarla. Decise di licenziarla in segreto per non farle fare brutte figure.

20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Giuseppe stava pensando a queste cose, ossia si sentiva tradito dalla fidanzata. Ecco che gli appare in sogno un angelo del signore, un messaggero, che lo tranquillizza. Gli dice di non temere di prendere Maria perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Giuseppe, quindi, non è stato tradito: non è un altro uomo che ha messo incinta Maria. Questo è un passo importante perché ci dice che la vita erotica, carnale, passionale, è solo una parte della vita umana e dell’amore, non è tutto.

21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati»

Giuseppe è il padre legale di Gesù ed è lui che gli darà il nome. Dare il nome non solo è un atto giuridico ma vuole anche dirci che Giuseppe lo riconosce come suo figlio. Gesù è dato in affido a Giuseppe.

22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

Nel vangelo di Matteo, Gesù è presentato come la coerenza di Dio verso la storia umana, il compimento delle promesse che Dio ha fatto agli uomini. La conferma di ciò la si trova nel nome “Emmanuele” che vuol dire “Dio con noi, Dio starà con noi”.

Interessante l’intervento del parrocchiano Virginio in cui dice che per l’uomo di oggi c’è indifferenza verso ciò che ci suggerisce il passo, non c’è un impatto tra la sensibilità di Matteo e la nostra.

La nostra è una società in cui tutto è programmato e l’imprevisto ci fa perdere la bussola, ci disorienta, ci fa paura. Non sappiamo reagire all’imprevisto. Giuseppe sì però. Pur nel matrimonio, Giuseppe, non solo ha rinunciato alla corporeità di Maria, ma si ritrova ad essere padre di un figlio concepito dallo Spirito Santo.

Giuseppe ha fatto un passo indietro e si è affidato a Dio fidandosi di lui.

Alla prossima,

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Pietro Alongi

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