Marta Marzotto, la libellula di Guttuso amica di Pertini

Marta Vacondio nasce a Borzano di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, il 24 febbraio del 1931. Il padre è Guerrino, un casellante delle ferrovie, la madre si chiama Alma Spadoni e fa la mondina. Fino ai tre anni la piccola Marta è affidata alle suore, che la chiameranno Carla Iarri. Ritornerà in famiglia e avrà il suo cognome di sempre: Vacondio.



Poverissima, “di una povertà che oggi non esiste più” dirà in seguito, si trasferisce a Mortara, in Lomellina, con tutta la famiglia. Racconta che erano talmente poveri che gli regalarono un chilo di pane e lei, assieme alla madre, lo divorò al punto di stare male. Qui intraprende la professione di mondina, quelle donne che raccolgono il riso, a mano. In seguito diventa apprendista sarta e poi modella per la sartoria delle sorelle Aguzzi di Milano. Marta è una ragazza bella, giovane e alta: un mannequin perfetto.

Arrivano gli anni ’50 e Marta incontra il conte Umberto Marzotto, il comproprietario dell’omonima industria tessile, la più importante in Italia. Lui è colto, raffinato e soprattutto ricchissimo, il suo “principe azzurro”. Nel dicembre del 1954, dopo due anni di fidanzamento, si sposano e lei diventa Marta Marzotto.

I due avranno cinque figli: Paola, madre di Beatrice, andata in sposa a Pierre Casiraghi di Monaco, e Carlo Borromeo, Annalisa che morirà a 32 anni per una fibrosi cistica, Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo, il più noto e che ora è un manager affermato.

Marta Marzotto diventa una grande animatrice culturale e il suo salotto romano è la meta più ambita e frequentata dai grandi del tempo. Maurizio Costanzo, l’avrà ospite nella trasmissione Bontà Loro e le chiede “cosa vuol dire avere un salotto?”, “essere ospitali, avere una casa piccolissima ma molto piacevole, gli ospiti si siedono sugli scalini di casa sopra dei cuscini ricamati da me”, risponderà la bellissima Marta.

In quell’intervista Maurizio Costanzo la punzecchia un po’, all’inizio la chiama contessa, ma lei vuole che la si chiami semplicemente Marta, e poi le chiede per quale motivo va a vendere dei vestiti sull’Argentario o sui barconi in modo snobisticamente commerciale, gli dirà che lo fa perché si diverte.

Costanzo le fa poi notare che un tempo le nobildonne facevano beneficenza, e le chiede se anche lei ne fa, dice che assieme a Lucia Rizzoli e Suni Agnelli, ha appena raccolto 840 quadri donati dai grandi del tempo come Morandi, Picasso e Guttuso, da far battere all’asta per donarli all’associazione, di cui è presidente il marito, che si occupa di ricerca nella fibrosi pancreatica.

Negli anni ’60 diventa la musa ispiratrice proprio di Renato Guttuso che ama definirla “la mia dolce libellula d’oro”, le scriverà 5000 lettere di ammirazione, la ritrarrà, anche assieme ai suoi figli. I due si incontrano nell’abitazione di Romeo Toninelli, gallerista del maestro del realismo italiano, in una casa in Piazza di Spagna, a Roma.

Nel 1976 incontra Lucio Magri, un politico con cui sarà legata per una decina di anni, si conoscono a casa di Eugenio Scalfari. E’ amica del presidente Sandro Pertini, il quale, dirà lei in un’intervista, era solito chiamarla ogni mattina per sapere cosa succedeva a Roma, la loro telefonata iniziava sempre così: “So che un grande pittore la ama, ma anche un piccolo presidente”.

Costanzo, sempre in quell’intervista che risale al 1977, le chiede di cosa ha paura, “della sua cattiveria!” risponde in prima battuta, aggiungerà “delle malattie, delle mie nevrosi, dei tabù, della morte”. Non teme di perdere qualche privilegio anche perché confessa di “non essersi mai sentita sicura” e alla domanda “cos’è l’amore” risponderà “io sono l’amore, amo moltissimo, amo la gente, amo me, amo le persone, la vita”. L’unica certezza che ha è “quello di essere sempre se stessa, sempre, quando si è sicuri che quello che si pensa sia giusto”.

Nel 1896 muore Guttuso. E’ uno dei pochissimi momenti di vera fragilità che ha, e gli altri due uomini ne approfittano: il marito le chiede il divorzio e Lucio Magri la lascerà.

Nel frattempo viaggia, conosce il mondo, conosce tutti quelli che contano e anche quelli che contano meno, è una “dea dell’amore” che ha una parola per tutti. Diventa costumista, stilista, opinionista televisiva, disegnatrice di gioielli, tutto. Tra le varie definizioni, “mondana” è quella che le attribuiscono di più; all’inizio ci rimane male perchè per lei il termine “mondana” ha una concezione negativa, ma poi, quando l’amico Alberto Moravia le dice ci interpretarlo come “cittadina del mondo” diventa quasi fiera di quest’appellativo.

Nel 2000 riceve una condanna in primo grado dal tribunale di Varese a 8 mesi di carcere e 800 euro di multa per aver riprodotto 700 serigrafie di Guttuso, i cui diritti sembrerebbero spettare al figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso. Nel 2011 viene assolta perché il fatto non sussiste, nulla la può colpire.

Il 29 luglio del 2016 la nipote Beatrice Borromeo ne annuncia la morte, avvenuta durante un ricovero nella casa di cura “La Madonnina” di Milano.

Marta Marzotto, un nome dell’Italia della dolce vita, quella vita che oggi non c’è più e che manca al nostro Paese.

Tra le grandi socialite italiane vi è anche Marina Ripa di Meana con le sue tante vite

Pietro Alongi

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